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Abbiamo lavorato tanto insieme con la Sociedade
Caritas che da anni segue i bambini, i ragazzi e gli adolescenti per
rivedere con loro l’organizzazione della associazione che era in un
momento di crisi di rinnovamento e l’abbiamo vista trasformarsi, in un
percorso molto interessante di crescita funzionale. Dopo tanti anni di
coordinamento delle attività dell’associazione Andrea, figlia di
Maura, per la sua imminente maternità, ha deciso di lasciare l’incarico
e ha preso il suo posto Damasio, un uomo di 50 anni che da tanti anni
lavora a fianco di Gianchi, una persona molto in gamba e di una
ricchezza spirituale fuori dal comune.
Insieme con lui e Padre Gianchi è stato messo in
piedi un Consiglio di gestione della parrocchia, composto da 23
persone che rappresentano tutte le attività sociali e che ha lo scopo
di riunire tutti i diversi progetti per avere una conoscenza gli uni
degli altri ma, soprattutto, per essere di sostegno a Gianchi nei
momenti in cui si devono prendere delle decisioni. Partecipare al
battesimo di questo gruppo così ricco di forza, per noi, è stato molto
importante e a nome del gruppo di Roma ci siamo impegnati nel pensarlo
insieme con loro.
Padre Gianchi, come sapete, è sempre orientato verso
i più poveri e le favelas sono per lui il luogo dell’incarnazione
della sua vocazione; abbiamo potuto conoscere più a fondo questi luoghi
dove lui è il leader principale e dove, non senza pericoli, si muove
con una grande abilità e attenzione alle necessità. Eravamo lì quando
si concludevano i lavori della chiusura della fogna a cielo aperto che
divideva in due la favela di Villa Dolores e devo dire che in
questi pochi mesi abbiamo visto una trasformazione molto positiva, anche
se non sono mancati i momenti difficili. Il Comune di Jandira ha
comprato il materiale da costruzione e Gianchi ha organizzato il lavoro
comunitario degli abitanti della favela che hanno chiuso questo
fiumiciattolo creando così una strada. Ma il progetto di Gianchi era
più ampio, voleva che questa favela avesse un punto di incontro degli
abitanti, una piazza; concetto completamente sconosciuto nelle favelas
dove ogni centimetro viene sfruttato al massimo. Così ha spostato le
case più a rischio e ha creato dello spazio dove, oltre ad una piazza,
esisterà un centro comunitario, un’officina di fabbro e una
panetteria comunitaria. Questo progetto, ancora molto sotto forma di
sogno, ha però già raggiunto degli obiettivi importanti: poche ore
prima di partire abbiamo visto nascere un nuovo asilo proprio nella
chiesa-centro comunitario-luogo delle riunioni che si chiama "Boca
da palavra de Deus" (Spaccio della parola di Dio).
Ma, come dicevo, i momenti difficili non sono
mancati; ad esempio quando alcuni degli spazi che Gianchi aveva comprato
per riservarli a questo progetto comunitario sono stati occupati
abusivamente da alcune famiglie e, soprattutto, quando si è capito che
questa non era stata la mossa di poveri disperati senza tetto ma
probabilmente il disegno della mafia locale per mettere in difficoltà
il nostro parroco, a questo punto, senza esporsi troppo, lui ha risposto
con un segno forte di presenza nella favela che è stato appunto quello
di accelerare l’apertura del nuovo asilo!
Abbiamo seguito anche il progetto di Villa
Esperanza, di cui si sta già parlando da diverso tempo. Quello che
ci hanno raccontato sia Padre Gianchi che il Sindaco di Jandira quando
sono venuti in visita in Italia a febbraio. Il progetto prevede di
spostare gli abitanti della favela in un luogo più sicuro dove vivere
perché il terreno dove sono ora è un argine di un fiume che straripa
spesso. L’idea è quella di comperare un terreno con l’aiuto di un
prestito italiano per poi farlo restituire durante i tre anni del
mandato del sindaco e nel frattempo spostare i favelados che insieme
potranno costruire le loro case con dei finanziamenti dello Stato per il
materiale da costruzione. Anche in questo progetto, come potete ben
immaginare, le difficoltà che abbiamo osservato non erano poche, ma le
cose vanno avanti e speriamo che presto si possa vedere Villa Esperanza
trasformata in "Nova Esperanza" (questo è il nome del
progetto di prestito).
L’ultimo progetto che abbiamo avuto l’onore di
seguire da vicino, ma che per noi è forse stato il più emozionante, è
stata la conclusione dei lavori e l’inaugurazione del primo pezzo
della scuola John Caneparo. Durante la cerimonia svoltasi nella
scuola, insieme anche agli adolescenti che avrebbero cominciato i corsi
da lì a 2 giorni, la commozione è stata grande; non vi dico quando,
coperta dalla bandiera brasiliana, così come era tornato il feretro di
John in Italia nel settembre del 1996, è venuta fuori una sua foto
sorridente e che sembrava stesse benedicendo questa nuova avventura.
Sono 140 mq su due piani, costruiti al di sotto della
scarpata della chiesa di San Francesco, dove 30 ragazzi dai 15 ai 18
anni stanno già seguendo dei corsi di rinforzo scolastico e
professionalizzazione.
E’ stato anche emozionante ascoltare i nomi delle
persone che in tutti questi anni hanno sognato questo progetto insieme
con noi e che ci hanno lavorato attraverso diversi progetti
architettonici e ingegneristici.
Un altro impegno che abbiamo preso e che anche da
Roma seguiamo da vicino è la cooperativa delle sarte, che è
nata già da un anno e che sta crescendo della maturazione professionale
di ciascuna e nella creazione di una coscienza di gruppo; gli inizi sono
sempre difficili ma anche i risultati tecnici ed economici stanno
cominciando ad arrivare.
Durante l’ultimo mese della nostra permanenza a
Jandira abbiamo ricevuto 6 giovani romani di 20 anni, alcuni provenienti
dagli scout di San Roberto Bellarmino, che sono venuti per fare una
esperienza di vita e per conoscere il nostro gemellaggio da vicino;
anche con loro è stata una bella esperienza di condivisione facilitata
dal fatto che vivevamo nella stessa casa. Hanno svolto diverse attività
tra cui un censimento, proprio nella favela di Villa Dolores, dove hanno
toccato con mano le difficoltà di tutti i giorni di questa gente. Ho
chiesto a questi ragazzi di scrivere loro stessi le sensazioni del
viaggio e le troverete qui di seguito…
Quello che abbiamo portato indietro nelle nostre
valigie spirituali è una conoscenza molto più approfondita della
realtà e delle persone di Jandira da cui potranno scaturire delle nuove
proposte per il Gruppo e per la parrocchia e una migliore partecipazione
alla vita delle comunità di Jandira.
Cristina Coiro Parisi |