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Lettera Da "Villa Espearanca"
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Indio

Fino in fondo al Brasile

 07/08/2004

 
  “A sua immagine”, la trasmissione televisiva di Rai Uno, ci racconta piccole grandi storie di risurrezione dal paese più stridente dell’America Latina. Ogni sabato pomeriggio di questo mese.  
 
 

Un ciclo di quattro puntate, interamente dedicate alla scoperta delle piccole grandi verità nascoste del paese più contraddittorio dell’America Latina, il  Brasile. Ogni sabato del mese,  a partire dalle h. 17.10, il programma televisivo “A sua immagine” racconta esperienze di resurrezione fra le macerie di città sommerse dal degrado, rese possibili dall’instancabile energia di missionari religiosi.

 

Manaus, Belem, Barreiros e Jandira saranno le mete privilegiate di un viaggio intrapreso seguendo la rotta di tenaci avventurieri in abito da suora, che quotidianamente spendono la vita al fianco dei più poveri, aiutandoli a spezzare il giogo pesante di un passato ingiusto. Come le suore salesiane, protagoniste insieme alle ragazze della Casa Mamae Margarida, della prima puntata in onda oggi pomeriggio, o il missionario italiano, don Giancarlo Pacchin, all’opera nelle baraccopoli di Jandira. Qui, ultima tappa del suo viaggio in Brasile, “A sua immagine” racconta storie di piccoli miracoli quotidiani: il forno del pane gestito dai poveri, il sindaco sceso in strada a coprire le buche, le ragazze della favela impegnate in studi sociali, gli ex tossicodipendenti ormai maestri nell’arte marajoara, il laboratorio di sartoria che confeziona bikini e sogna di esportare all’estero una collezione invernale.

Andrea Sarubbi, conduttore del programma, continuerà nello studio televisivo di Roma ad offrire possibili chiavi di lettura circa il degrado che divora milioni di brasiliani nella completa indifferenza dei più ricchi, presentando anche  concrete possibilità di riscatto grazie  al contributo di esperti nel campo della cooperazione e di mons. Andreozzi, direttore dell’Ufficio missioni della Conferenza Episcopale Italiana.Di seguito riportiamo la testimonianza di don Giancarlo Pacchin impegnato in progetti di adozione a distanza, con il Gruppo Missionario Jandira Onlus

 

Mentre attraversavo il cortile di casa, alcune bambine dell’asilo di 3 - anni mi, chiedevano che cos’era la morte. Ho dovuto proprio fermarmi per chiedere loro il perché della domanda: una voleva addirittura morire per andare di là a chiarire la questione... Mi hanno raccontato le loro esperienze: un fratellino che è morto prima di nascere; un cugino di 15 anni ucciso dalla polizia; “lo ho l’ameba e mi hanno detto che morirò presto”; Mi hanno detto che mio zio è stato ucciso dalla droga. Alla fine sono arrivate al nocciolo della questione: “Ma non sono i vecchi che dovrebbero morire?”. Perplesso, chiedo: “Ma non avete mai visto un vecchio morire?. “No, mi rispondono, il più vecchio che conosciamo sei tu”! (Alla faccia dei miei 57 anni!). In effetti è raro che i nostri bimbi abbiano l’esperienza dell’anziano, del nonno...
Nella favela, nel quartiere povero, non c’è posto per l’anziano: o muore prima di diventarlo o, quando gli va bene, cerca di tornare all’interno, nel luogo dove è nato... Per cui la morte qui è assurdamente propria del giovane e del bambino. Sulla fascia di età tra 15 e 25 anni, i morti assassinati sono pari ai morti per guerriglia in Colombia e la mortalità infantile raggiunge il 30 per mille.

Nella foto: Andrea Sarubbi, conduttore del programma.