Alcuni oggi gioiscono pensando alla sospirata fine di una Chiesa rossa, di
vescovi rossi, di preti rossi, di seminari rossi…, seguaci di un Gesù
socialista; altri sono tristi e perplessi come i discepoli di Emmaus:
"Pensavamo che fosse lui a liberare Israele" (Lc 24, 21); altri ancora
interpretano il fenomeno delle sétte in America Latina e in Brasile come il
risultato di un vuoto religioso-spirituale lasciato fra la gente da una Chiesa
troppo impegnata nel sociale e nel politico.
Non sono un teologo e perciò non sono in grado di rispondere cosa è
attualmente la Teologia della liberazione. So che è piena di vita ed è
presente in una miriade di fermenti religiosi, culturali e sociali.
I teologi "progressisti" possono essere licenziati dagli istituti
di teologia (come a Recife e ora a San Paolo), preti "conservatori" da
20 anni possono essere sistematicamente prescelti all’episcopato, la
televisione e i media possono dedicare spazi generosi ai pentecostali cattolici
(P. Marcelo ha riunito 2 milioni di persone in una messa show trasmessa in
diretta dalla TV Globo), ma le Comunità ecclesiali di base rimangono l’unica
vera evangelizzazione che la Chiesa brasiliana ha saputo e sa realizzare in
mezzo ai poveri in 500 anni di storia. La Teologia della liberazione non nasce
da intellettuali, ma dai Gruppi di vangelo, da gente povera che si incontra
nelle case per leggere la Parola di Dio e tradurla nella realtà della vita, per
vivere nella pratica quotidiana l’amore fraterno e solidale (la vera
politica).
Ho conosciuto Clodovis Boff, prima ancora dei suoi libri, in mezzo alla
foresta amazzonica, fra gli indios e i serigueiros, con lo zaino in spalla,
fradicio di sudore e sudicio di fango, mentre visitava villaggi e famiglie e
formava Gruppi di Vangelo, la "Base" delle Comunità ecclesiali! Lui
stesso mi spiegava come la comunità è il soggetto della teologia. Il teologo
è voce della comunità: sistematizza valori che la comunità vive ed esprime e
rimette la sua riflessione alla comunità perché possa crescere nell’intelligenza
della fede.
Nelle immense periferie della grandi città, dove la presenza della Chiesa
istituzionale è minima, dove il prete diventa l’ago nel pagliaio (sono da
solo a Jandira in una parrocchia di 70.000 abitanti), sono i piccoli Gruppi di
Vangelo che portano la Parola di Dio nelle case dei bairros più poveri e nelle
catapecchie delle favelas. È da questa base delle Comunità ecclesiali che
provengono i ministri degli infermi, i quali portano agli ammalati la comunione
e l’unzione, preghiera e conforto, aiuto materiale e spirituale per guarire.
Oggi una Comunità ecclesiale di base è in grado di rispondere alle
fondamentali esigenze religiose del popolo cattolico. Non può consacrare e
confessare… In una parrocchia di Osasco, alla periferia della Grande San
Paolo, con più di 100.000 abitanti e un unico prete, organizzata in tante
Comunità ecclesiali di base, alla domenica si celebrano più di 50 liturgie
della Parola con la comunione: liturgie che per fede, solennità e
partecipazione non hanno nulla da invidiare a certe messe così annoiate
celebrate in sontuose chiese italiane. Il ministro può fare tutto ciò che è
permesso a un diacono ed è eletto o rieletto dalla comunità ogni 3 anni.
Queste comunità sparse a migliaia per tutto il Brasile e che in una domenica
sono capaci di riunire milioni di persone, non fanno chiasso, non suscitano l’interesse
dei media… Forse perché si riuniscono in piccoli gruppi, in piccole
assemblee, forse perché c’è una natura intrinseca al Vangelo vissuto che lo
rende inviso ai potenti…
Se durante la dittatura militare (anni ‘60-‘70) la comunità aveva come
unico spazio di azione la "denuncia" coraggiosa e profetica (mancanza
di libertà, oppressione, torture, ecc.) oggi la comunità sceglie l’annuncio
dei valori evangelici ed umani. per esempio la liturgia inculturata è un luogo
di annuncio dei valori culturali delle minoranze etniche e emarginate, come i
neri, gli indios, i senza-terra, i disoccupati, i favelados, i meninos de rua,
la donna nella Chiesa e nella società.
Padre Leo, della diocesi di Imola, che viveva in una favela e si occupava di
meninos de rua, è stato ucciso dai trafficanti di droga. Un giovane prete,
vicino alla mia parrocchia, è stato ucciso da adolescenti con i quali cercava
di fare un lavoro di ricupero.
Vivere in certi posti, emarginalizzati e violenti, significa esporsi a certi
rischi, che alle volte possono significare una testimonianza con la propria vita
e il proprio sangue, continuando il martirologio latino-americano…
In Brasile ci sono 45 milioni di bambini sotto il livello della fame, 7
milioni di meninos de rua. Le comunità sono presenti in queste realtà con i
loro preti (pochi, ma ci sono), con piccole e povere strutture di accoglienza,
con asili, dopo-scuola, corsi professionali, piccole cooperative di artigianato
e di produzione, fazendas terapeutiche per tossicodipendenti, case-famiglie per
bambini abbandonati e senza alcun riferimento famigliare. La Pastorale dei
bambini (criança), che ha l’appoggio del Card. Arns, è indicata per
il Premio Nobel della pace per aver ridotto del 30% la mortalità infantile in
Brasile. Sono migliaia di operatori sanitari volontari (agentes da saude),
sparsi nel territorio nazionale, che visitano sistematicamente le famiglie più
povere, per controllare il peso dei bambini e insegnare una alimentazione
naturale e alternativa (no Nestlé).
Potrei parlare della Pastorale carceraria, della visita e difesa dei detenuti
contro le arbitrarietà e le torture, le violenze e le morti perpetrate dai
carcerieri, come pure della Pastorale della casa (moradia) e della terra,
a fianco del movimento dei senza-terra e dei senza-casa, o del Vicariato dei
sofferenti di strada (Sofredores de rua), i quali si interessano delle
circa 300.000 persone che vivono sotto i viadotti di San Paolo.
Per terminare vorrei dire un ultimo pensiero. Penso che la Chiesa
istituzionale si sia occupata troppo della "ortodossia" della Teologia
della liberazione e delle Comunità ecclesiali di base. Si sono persi preziosi e
drammatici decenni a discutere su queste cose… Nel frattempo l’avanzare del
capitalismo selvaggio nelle foreste e campagne, in poco più di 20 anni, causava
l’esodo di 100 milioni di brasiliani. Un esodo che si è rivolto alle città
(come San Paolo oggi con 18 milioni di abitanti) che promettevano lavoro e
benessere grazie all’effimero boom dell’industrializzazione. Contadini
analfabeti, cacciatori delle foreste, indios detribalizzati si sono trovati
improvvisamente alle prese con autobus, treni e metro, lavori forzati e
alienanti, peggio, disoccupazione, e sempre più spesso abitazioni disumane in
catapecchie e tuguri che ben presto formeranno il triste fenomeno delle favelas
e cortiços.
Miseria, violenza, distruzione dei rapporti familiari, prostituzione, droga,
emarginazione, abbandono… Le sette, i cui fondatori provenivano dagli Stati
Uniti, guarda caso come le multinazionali, hanno trovato un ambiente ideale per
un fondamentalismo religioso: "Basta soffrire, abbandonati a Gesù!"
promettendo la soluzione di tutti questi problemi con la semplice appartenenza
al proprio gruppo religioso. Mentre io con tanti sacrifici, con la cooperazione
di tanti volontari (mutirão), autotassa dei Gruppi di Vangelo costruivo
una chiesa, le sétte a Jandira ne avevano già costruite 200, con finanziamenti
anche della CIA.
È tutta colpa della Teologia della liberazione? E se queste comunità
avessero avuto l’appoggio evangelico ed economico della Chiese opulente dell’Europa
e degli Stati Uniti, che realtà di Chiesa e di società ci sarebbe oggi in
Brasile e nell’America latina?
Comunque ciò che è importante è la fedeltà al Vangelo. Non credo che il
Vangelo chieda che i brasiliani siano tutti cattolici, ma piuttosto ci chiede di
testimoniare l’amore del Padre nelle realtà dell’uomo e dell’uomo più
sofferente. Essere Chiesa, essere missionari non significa fare proseliti, ma
essere segno di speranza anche per chi non ha più motivo di sperare, segno di
fede, di una fede feconda di carità.
La gioia più grande me l’ha data un bambino di strada, accolto come mio
figlio nella casa-famiglia, quando mi disse: "Tu sei il papà che Dio mi ha
dato".
Partecipare della paternità di Dio è una bella missione e mi sembra che la
Chiesa brasiliana con le sue comunità di poveri in mezzo ai poveri sia
veramente fedele al Vangelo. Forse questo tipo di Chiesa non sarà di successo
qui in questo mondo, ma sono sicuro che in cielo gode di ottima considerazione!
Pe Gianchi