Vila
Esperança è una favela che vive da 5 anni in un'area che appartiene
alla Società di São Paulo dei treni metropolitani (CPTM) che si trova
tra la stazione Sacro Cuore e Rio Barueri Mirim.
Sono 250 famiglie con il 40% di
bambini da 0 a 14 anni che vive i margini di questo fiume e che inonda
la fevela ogni qualvolta piove. Quella popolazione vive in una
condizione sub-umana, ed alla mercè di malattie come, fra l’altro, la
leptospirosi.
CPTM, proprietaria
di questa area, conseguì la reintegrazione nella proprietà dal
tribunale. Queste
famiglie sono nelle condizioni seguenti,
andare via volontariamente o affrontare uno sfratto obbligatorio dal
plotone antisommossa della polizia militare.
Di
fronte la questa situazione il 12 novembre 2005, le famiglie di Vila
Esperança occuparono un edificio nel Jardim Alvorada nella vecchia
strada di Itu che è stato abbandonato da 30 anni. Il proprietario è un
industriale di São Paulo che ha uno debito col distretto municipale (IPTU)
di 400,000 mila reais.
L'edificio
Occupato è chiamato anche dalle persone di Jandira col nome di
"piccola fattoria dei preti, perché negli anni sessanta i
Salesiani costruirono un seminario, ma prima di finire la costruzione,
lo vendettero. I molti proprietari che si sono susseguiti non solo lo
lasciarono abbandonato, ma lasciarono che fosse oggetto di depredazione
(le tegole, fili elettrici, ecc) e di grande deterioramento. Ancora più
questo luogo fu trasformato in nascondiglio di ricettatori di vari
materiali rubati, inclusi motori elettrici che sono stati portati anche
da camion e dove erano bruciati e nascosti.
Nel luogo c’era
l’allevamento di animali ed in particolar modo di maiali.
I
residenti di Vila Esperança
attraverso molta unione, organizzazione e disciplina, riuscirono a
superare il problema di uno sfratto violento ed disumano ed allo stesso
tempo eliminare da Jandira l'unica favela esistente. Con questa
occupazione loro stanno chiedendo il municipio di comprare questa area e
non solo di trasformarla in un spazio adatto a più di 200 case
popolari, ma anche riscattare un importante pezzo della storia di
Jandira, trasformando quell'edificio abbandonato, depredato e
nascondiglio di ladri e banditi in un'area istituzionale per fini
istruttivi e sociali a beneficio di tutta Jandira.