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Non
è facile parlare di una cosa che ancora non esiste, se non nei sogni, nei
progetti, nei primi passi accennati. Cosa sia il Brasile ancora non so;
credo che le implicazioni economiche, culturali, ambientali, siano ormai
talmente intrecciate che risulta davvero difficile capire cosa al Brasile
faccia realmente bene e cosa no. Lo stile che non si dovrebbe perdere
credo che sia comunque quello di partire dalla gente e dalle piccole cose. |
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Per questo è nata l'idea della ceramica. Ceramica come
occasione di lavoro, come briciola di futuro dopo studi stiracchiati, ceramica
anche come forma d'espressione, |
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come modo per comunicare. Troppo spesso siamo
abituati ad associare alla produzione manuale del popolo brasiliano i banchetti
dei pizzi davanti alle chiese, o la vendita in qualche bottega equa e solidale
di ciotole e collane, o ancora la pesca missionaria che ti regala il vasetto in
terracotta o la formella della Madonna. Tutto questo aiuta a sensibilizzarci sul
Brasile, ma cedo non aiuta il Brasile, non gli dà ossigeno, solo alimenta la
sua sussistenza. Con la ceramica si vorrebbe andare oltre a questo. |
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Come prima cosa si vorrebbe insegnare un'arte, che nel caso
specifico è quella dei cotto intarsiato, ma che in generale può spaziare
davvero su tutto ciò che è riconducibile ad arte ed artigianato. Imparare
un'arte richiede tempo, ed è il tempo il primo vero ostacolo a quest'idea. Il
popolo brasiliano vorrebbe già questa sera avere i quattro soldi guadagnati con
il lavoro di questa mattina. |
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Come
seconda cosa calare l’arte ed il mestiere nella realtà dei Brasile,
guardandosi bene dall'imporre un nostro criterio, un nostro gusto, una nostra
punta di tacito orgoglio, Come terza cosa si vorrebbe creare un mercato. Certo,
come lo si cercherebbe da noi. Non esiste alcuna ragione per cui qualche cosa di
fatto bene debba essere svenduto nei mercatini traballanti in cui si continua ad
accettare la logica dello sfruttamento. Cercare quindi il giusto mercato in cui
pezzi d'artigianato possano essere pagati esattamente per quello che valgono,
senza preoccuparsi del fatto che possano essere anche alti. |
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Una volta tanto saranno i poveri che guadagneranno sui ricchi.
Partire dal Brasile, dunque, con un'arte in tasca, prendere ed andare, stare un
po' di tempo là, assieme a loro, giocare, parlare di politica, confidarsi le
incertezze, ma poi anche cominciare a costruire assieme una tettoia sotto cui
lavorare, cercare l'argilla giusta, gli ossidi, comprare un forno per potere
cuocere le prime cose, insegnare una tecnica e cercare di capire se tutto ciò
è subito o amato. |
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Non posso dire che sia andata male. Credo che i giovani,
quelli dai 16 ai 20 anni abbiano sostanzialmente trovato entusiasmo. È una
briciola di sogno. Se questo può diventare un lavoro, se può diventare nel
tempo un progetto che si autosostiene, allora vale la pena lavorarci. |
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Per questo le cose sono andate avanti. Uno dei ragazzi
conosciuti si è trasferito qua da noi per circa 4 mesi per imparare meglio ed
acquisire maggiore sicurezza. Si è studiata l'antica arte Marajoara degli
indios dell'Amazzonia per potere reinterpretare quelle che sono le origini
artistiche dei Brasile e che oggi vanno perdendosi sempre più. Si è trovata
gente anche molto competente disponibile nei modi più diversi ad aiutare e
quindi permettere il proseguimento di tutto ciò. L’idea per domani dunque,
qual è? |
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Ancora una volta, probabilmente, prendere ed andare. E non
perché il Brasile abbia più bisogno dei nostri disoccupati, ma perché là, a
differenza di qua, questo modo di pensare il proprio futuro ancora non esiste,
ed è importante per un popolo che è sempre stato abituato ed essere schiavo,
imparare che si può andare oltre la sussistenza. Quindi prendere ed andare,
stare magari insieme un anno, lavorare insieme, responsabilizzare e capire.
Costruirsi con competenza e pazienza un mercato, e poi, nel momento in cui tutto
comincia ad avere i presupposti per funzionare, tornare a casa perché ciascuno
possa poi continuare ad essere la propria vita. Jandira periferia di S. Paolo è
il luogo in cui questo miscuglio di cose concretamente fatte e sogni ancora solo
immaginati sta prendendo forma. La ceramica, lavorata, intarsiata, cotta,
incerata con una tecnica completamente nuova è lo strumento. La gente, più
disparata, più disperata, più viva e più moda a seconda dei giorni, è la
speranza. E comunque vada, la speranza rimane. |
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