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Natale 2006: C’è posto per una notte?

Era il 29 di novembre. All’ennesima riunione del Comune di Jandira, il Capitano della Polizia Militare, Rogerio, non ha lasciato nessuna speranza: “La giudice ha deciso lo sfratto immediato, con uso della forza militare”. E ci ha dato 10 giorni di tempo per far uscire le 120 famiglie, sfrattate giusto un anno fa dalla favela Vila Esperança. Molti di loro provengono da altri sfratti, … anche violenti!

È un nuovo Esodo, un nuovo gruppo di “ebrei”, di schiavi, in cerca di una “casa promessa”, di un’abitazione di diritto. Di nuovo povere baracche smantellate, caricate sui camion, con quei pochi utensili di casa, con sopra bambini ignari (e alle volte anche divertiti per quella “novità”), una mamma che piange mentre allatta l’ultimo suo bambino, un uomo triste, sporco e sudato, ancora una volta sconfitto. …Eli, Eli, lama sabactani?

Abbiamo dialogato per mesi con il proprietario, con la giudice, con il Comune, con il Sindaco, con il ministro della giustizia, con il governatore…

Si chiedeva di stare lì ancora un anno, anche sei mesi, nell’attesa di ottenere l’abitabilità in un nuovo terreno comprato dal Comune, dove avrebbero potuto costruire le loro case, finanziate dalla Caixa Economica. Entrare ora in questo terreno significherebbe compiere una “invasione” e perdere il diritto al finanziamento.

Tutta la logica, tutto il buon senso che avevamo messo, non hanno valso a nulla! Tutti capivano, tutti lamentavano, ma… “Purtroppo, non c’è niente da fare”.

Il cuore del Faraone-Padrone s’induriva sempre più al “clamore” delle famiglie; il diritto della proprietà privata (anche se abbandonata da 30 anni!) era più forte di qualsiasi altro diritto-valore; la legge del Sabato al di sopra dell’uomo.

I rappresentanti di queste famiglie, riunite nell’Associazione Dom Hêlder Câmara, ponevano alla fine solo una domanda alla Polizia e a tutte le Autorità cui si erano rivolte: “Noi andiamo via pacificamente, ma dove andiamo?”

A questa domanda nessuno rispondeva e a tutt’oggi nessuno risponde. C’è un tragico gioco di sponda, dove tutti dicono che la responsabilità è dell’altro. C’è un muro di gomma, in cui nessuno vuole apparire insensibile alle povertà sociali, ma nello stesso tempo si spera che un maremoto le faccia scomparire. Il potere pubblico se ne sta il più distante possibile dai poveri, specie quando sono tanti… Li considera una bomba ad orologeria. I privati fanno finta di non vedere il malcapitato ferito ai margini della strada… Loro hanno tante cose da fare!

Ho sempre pensato che, se Giuseppe e Maria avessero avuto qualche soldo in tasca, avrebbero certamente trovato posto per una notte a Betlemme…

Ho chiesto a tanti proprietari di terreni vuoti di imprestare un pezzo di terra, perché queste famiglie potessero rifugiarsi con le loro baracche, solo per un anno, anche per sei mesi; poi andrebbero nel loro terreno, dove farsi una casa definitiva. “Cosa? una favela nella mia proprietà? Cerca un altro”.

Ma nell’ultima notte, prima dello sfratto, un proprietario qui di Jandira ha firmato un contratto, in cui concedeva all’Associazione 30.000 mq di terreno in affitto per un anno a 1900,00 Euro al mese.

Molti? Pochi? È comunque il prezzo normale di affitto da queste parti.

Trattandosi di favelados ho ringraziato Dio e anche questo buon ricco, al quale ho versato subito l’importo del primo mese.

Erano le 11 di notte… Alle 5 della mattina seguente sono arrivati i camion della Polizia Militare per caricare e portar via le baracche e le famiglie. Meno male, ora avevano un indirizzo dove scaricare le loro cose e poter cominciare tutto di nuovo.

Mi fermo qui. Se ho scritto troppo, leggete solo da qui in giù.

Scusatemi, ma vi debbo chiedere ancora una volta un aiuto urgente, devo farvi un appello per aiutare la costruzione delle nuove baracche di queste 120 famiglie. 100 Euro sono sufficienti per costruirne una, perché si può ricuperare dei pezzi di legno e delle tegole comperati un anno fa (con il vostro aiuto).

Molti di voi sono impegnati nell’Adozione a distanza, che ci permette di continuare a sostenere gli asili, dove vengono accolti più di 500 bambini. Vi ringrazio di cuore e che Gesù Bambino incarnato in tutti questi bambini vi dia la pace e la gioia di chi ama.

Ora vi faccio un appello speciale proprio per il prossimo anno: adottate una famiglia di questa Associazione Dom Hêlder Câmara, aiutandola a pagare l’affitto di 15 Euro al mese. L’adozione potrebbe essere anche nominale (lettera, foto, indirizzo, ecc.), dal momento che si tratta del contributo che ogni famiglia deve dare all’Associazione, perché a sua volta possa pagare l’affitto al proprietario. Solo che molte famiglie non saranno in grado di pagre la quota… e non sanno a quale santo ricorrere per pagare le rate durante tutto l’anno.
Allora… c’è posto per una notte, anzi per un anno, per questa famiglia che si chiama pure Gesù, Maria e Giuseppe?
Buon Natale e Buon Anno Nuovo, pieno di pace e di gioia!
Vostro fratello

Padre Gianchi

Jandira, 10 dicembre 2006

N.B. Ora che ho finito di scrivere, ci mancano solo 10 famiglie per terminare di fare il trasloco.