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Carissimi amici

 

 

Sono qui in casa, davanti al caminetto acceso, con Regina di nove mesi che gioca con una bambolina di gomma. Ho acceso il fuoco perché fa freddo nonostante sia quasi estate. 

La parrocchia, come insieme di comunità, vive una dinamica specifica di moltiplicazione di gruppi di Vangelo nelle case, grazie alle missioni popolari, in cui la gente stessa è chiamata ad essere missionaria visitando e pregando nelle famiglie.

 La Caritas San Francesco, che continua ad accogliere più di 500 bambini negli asili, nel doposcuola e in altri servizi, diventa sempre più riferimento dei temi e delle proposte sociali di Jandira.

Ora in modo particolare con l’apporto del gruppo Jandira di Roma (San Roberto Bellarmino) sta costruendo un nuovo asilo e centro comunitario nel progetto di urbanizzare la favela “Villa Dolores”.

Ciò che impegna maggiormente i nostri sforzi è il progetto “Comune urbana Don Helder Camara”.

In questo momento siamo nella fase finale in cui dopo aver avuto i permessi dagli organi pubblici: la Banca Federale, la Camera Municipale, la Sabesb (Acque e fogne), Elettropaulo (luce, strade, ambiente, appalto ecc…); manca ora l’ultimo ostacolo che è l’habitat (permesso inizio lavori) dello Stato di San Paolo, previsto per fine mese.

L’allestimento del cantiere dovrebbe iniziare la prossima settimana….non posso ancora tagliarmi la barba, ma ci siamo vicini!

Durante la maratona di riunioni, in cui debbo essere presente per una questione di pressione morale, si manda avanti la convivenza di 100 famiglie, riunite attualmente nel terreno preso in affitto un anno fa (ora viene pagato dal comune tramite la Caritas San Francesco) e 28 famiglie esterne,  sempre di Jandira.

Questa convivenza fra le 128 famiglie è resa possibile mediante: riunioni settimanali dei nuclei (gruppi di 5-6 famiglie) , coordinazione, assemblee, organizzazione, metodo e regole del lavoro collettivo “mutirao”), con il quale si costruiranno le case; i dati anagrafici di tutte le persone per iscriverle alla Banca Federale, l’asilo, la cucina comunitaria e tante altre attività  che risulta difficile elencare.

Vorrei dirvi una cosa: tanta gente non starebbe in piedi o non avrebbe una baracca dove abitare, tanti bambini senza asilo e cucina sarebbero sulla strada, se non ci fosse il vostro aiuto economico, che mi arriva come rigoli di acqua pura che nasce da tante sorgenti fatte da tanti cuori.

Vorrei ringraziare tutti  voi che mi aiutate a favore della”Comune Urbana” ex favela “Villa Speranza”.

 Il vostro gesto di solidarietà, anche a distanza, permette a questa gente di favela, di sfrattati, di catapecchie, di miseria … di credere in una dinamica di rapporti, di villaggio solidale, di famiglia estesa e di scelta di valori assunti per mezzo di decisioni di consenso.

Permette loro di sognare un mondo senza fame, giusto e fraterno, superando la logica della violenza e della criminalità, di uno stato che punisce i deboli e difende i potenti.

Permette loro di sognare un Presepe vivente, dove il Bambino della grotta o della baracca è il figlio di una mamma quindicenne e di un papà per scelta, è il segno di speranza e di pace di un mondo nuovo, della Nuova Famiglia, a cui noi tutti siamo invitati a partecipare come tanti pastori svegliati dall’Angelo.

     
BUON NATALE    
 

Don Giancarlo Pacchin (Gianchi)