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Jandira, 24-02-2008

   

Carissimi amici

É difficile descrivervi l’emozione di domenica 17 febbraio al teatro municipale di Jandira, stracolmo di 128 famiglie ex favelados, i rappresentanti della Caixa Economica, il sindaco, altre autorità e tanta gente.

Era la cerimonia ufficiale dove si è firmato il contratto del mutuo per la casa fra le famiglie e la Banca Federale.

Dopo otto anni di salite, arrampicate, superando burroni e precipizi siamo arrivati finalmente sulla vetta della montagna; si respira a fondo, gli occhi si riempiono di orizzonti infiniti, la pianura sconfinata, il mondo intero si fa piccolo e docile ai nostri piedi.

I bambini dell’asilo hanno fatto una “mistica” (recita), riprendendo la vita di favela, il primo e il secondo sfratto, la costituzione della “Comuna Urbana Don Helder Camara” (MST), chiudendo con il canto dei Senza Terra, cantato a piena voce da tutti i presenti.

A nome di tutte le famiglie ho cercato di presentare il valore non soltanto di costruire case, ma anche il fatto che una favela, dominata dal narco-traffico e da settori corrotti della polizia, impaurita dalla violenza, dalle sparatorie e morti continue, è stata capace di organizzarsi in gruppi di base, coordinazione e assemblee, grazie alla Pastorale Sociale della Chiesa e al MST (Movimento dei Senza Terra).

Ho attribuito un particolare merito al comune che nel suo sindaco, Paulinho Bururu , ha saputo mantenere un dialogo e un appoggio costante nelle varie tappe di questo percorso.

Anche per la Caixa Economica è stata un’esperienza nuova, senz’altro seguendo gli orientamenti del Presidente Lula, perché ha saputo finanziare le famiglie più emarginate della nostra società: alcune erano addirittura “ inesistenti” perché non avevano neanche il certificato di nascita.

In questo mosaico, anche la solidarietà dall’Italia, in modo particolare del Gruppo Onlus Jandira di Roma, del Centro Missionario di Reggio Emilia, amici e familiari della Banca Etica di Padova , ha saputo sostenere con il cuore e con aiuti concreti i vari momenti difficili di questo tormentato cammino: negli sfratti, nella ricostruzione delle baracche, nell’asilo (grazie Don Nino e Bernolda) e finalmente nell’aiutare le famiglie a depositare in banca 256.000 R$ (100.000 Euro) come cauzione per tutto il progetto abitativo.

Da parte mia ho concluso, che mi sento contento come prete e missionario, perché ho combattuto la buona battaglia a servizio del Dio dell’Esodo, (per intenderci…), il Dio degli schiavi ebrei che si sono liberati dalla schiavitù dell’Egitto. Il Signore ha condotto questo popolo, attraverso il Mar Rosso e il deserto, fino alla Terra Promessa, dove scorre latte e miele: terra di giustizia, di condivisione della terra, del lavoro e dei beni. Ho cercato di credere nelle Beatitudini (Beati i poveri), di mettere in pratica gli insegnamenti del Giudizio Universale (avevo fame e tu …) e ho continuato nell’Utopia così attuale dei primi cristiani che mettevano tutto in comune e non c’erano bisognosi tra di loro.

Avrei potuto anche tagliarmi la barba, come segno di missione compiuta, ma aspetto che venga posto il primo mattone. Mentre vi scrivo i lavori sono cominciati e le ruspe stanno già lavorando nel terreno dove costruiremo le 128 case.

È veramente una Buona Pasqua che con gioia voglio celebrare assieme a tutti voi, che mi siete sempre vicini nel pensiero, nella preghiera e nell’aiuto.

Buona Pasqua    
 

Don Giancarlo Pacchin (Gianchi)