Poi il laboratorio di
ceramica (che al momento va con le sue gambe) e il corso di informatica ...
perché e' indispensabile per tutti noi e cosi è anche a Jandira.
Ho vissuto le mie
giornate negli asili con bimbi di mille colori e le loro fantastiche educatrici,
ho visitato le famiglie … gli
ultimi nati, ho ascoltato le loro speranze che sono adesso anche le mie.
Sì, tutto come mi era
stato raccontato ... tranne una cosa… queste famiglie in gravi difficoltà sono
come le nostre, e lo sono veramente. La mamma conosciuta alla favela di Villa
Esperança, è uguale a me. E’ stata fino a ieri in una casa, aveva un lavoro
... poi lei e il marito sono stati licenziati e non è più possibile pagare
l'affitto ... mandare i figli a scuola ... vestirsi ... resta come soluzione
vivere in una baracca, una baracca di legno, lamiera e eternit! (Sì, l'eternit
smaltito da noi, credo sia tutto lì).
Lo sconforto e Ia
speranza si alternano continuamente e sento il bisogno di prendere una messa, di
pregare con i fratelli, di credere, che le piccole forze di ognuno di noi
possano diventare qualcosa di grande. E così anch'io che qui in Italia di Messe
ne prendo due tre all’anno trovo in quell'ora di preghiera Ia gioia di essere
insieme, la gioia di condividere.
Jandira mi ha ricaricato
e adesso davvero Ia terra è rotonda.
Domenica 24 novembre -
S. Prospero patrono della mia città - l'A.N.F.A.A. di Reggio Emilia ha organizzato
un piccolo bazar per raccogliere fondi da mandare in Brasile. Io sarò in pista
con alcuni amici e compagni di lavoro per sentirmi ancora a Jandira.
Le prossime ferie a
giugno sono sicuramente da padre Pacchin .. ho voglia di abbracciarli.
Obrigada. Um beijo.
Paola Reverberi.